
"Intanto se i figli se ne andassero via di casa presto, come fanno in Inghilterra, le cose andrebbero meglio"...questa è un'espressione che comunemente usano gli adulti, ma che mi sembra così inattualizzabile in Italia...finchè le famiglie asseconderanno le nostre remore, finchè noi figli chiederemo autorizzazioni invece di mirare a conquiste autonome, rimboccandoci le maniche e cercando di farcela con le nostre risorse, rischiando in positivo, finchè prenderemo l' università come "balia" o alibi, finchè ci saranno corsi accellerati per esaudire sogni nemmeno nostri, come essere candidati alle europpe in 5 giorni, finchè non venga da noi una voglia di rinnovamento...le politiche giovanili non ci verranno poi tanto in aiuto!
invece cercando qualche spiraglio si trova!
un progetto geniale per promuovere l'autonomia dei giovani: cohousing!!! un nuovo modo di abitare con spazi e servizi condivisi tra persone amiche che avete scelto e con cui avete progettato la vostra comunità residenziale.
qualche amministrazione locale sta investendo su questo progetto che favorisce l'autonomia abitativa dei giovani tra i 20 e i 30 anni che fanno fatica ad abbandonare il guscio familiare.
sono alternative concrete e attualizzabili, perchè ci sono dei fondi a cui attingere e perchè ci sono progetti medesimi in altri paesi che ci raccontano i vantaggi ottenuti.
Il concetto è nato negli anni settanta in Danimarca con le prime COHOUSES : oggi si trovano oltre 600 comunità di COHOUSES in Danimarca, 100 negli Stati Uniti e dozzine nel resto dell’Europa, Regno Unito, Olanda, Svezia e Germania inclusi. In Danimarca si avvia perfino la costruzione di interi quartieri della città seguendo il modello COHOUSING – un vero revival del borgo tradizionale.
Il COHOSUING è un stile di abitazione collaborativo che cerca di superare l’emarginazione contemporanea dell’individuo nel quartiere, in cui nessun conosce bene il suo vicino e dove non si trova nessun senso di comunità. Nella società di oggi, molti si trovano lontani dalle proprie famiglie e dagli amici storici, con una conseguente crisi per la mancanza di assistenza affettiva, a se stessi e ai figli;per l’ isolamento sociale; e per una grossa mancanza di tempo.
Le comunità di cohousing combinano l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi (micronidi, laboratori per il fai da te, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini...) con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale.
Mi sembra un' alternativa da prendere perlomeno in considerazione!
Esperienze simili hanno l'obiettivo di promuovere l' autonomia individuale nel breve tempo, ma soprattutto di sviluppare il senso di comunità a lungo termine... per godere di una rete di protezione che consenta di evitare traumi,se anche limita un pieno sviluppo personale (come nel caso di una famiglia allargata, con i suoi pregi e difetti). Nel rapporto con la società il singolo è più esposto al mondo, ma allo stesso tempo è più libero di sviluppare le sue potenzialità. Se nella società si fa riferimento principalmente ai fini dell'individuo, nella comunità prevalgono gli obiettivi condivisi e la solidarietà.
Del resto siamo così bravi a creare, partecipare a comunità virtuali tramite internet!!
nell' agenda delle mie "memorie distratte" ho ritrovato un appunto sul rapporto giovani-società che fa riflettere; è di un prof. della scuola sistemica di Roma, dice:
"La società organizza delle strutture dove la tensione e la confusione, proprie della crisi, possono essere elaborate: gli spartani davano i figli allo stato, gli israeliani hanno creato i kibbutz, nelle culture tribali ci sono i riti di passaggio. La nostra cultura non offre soluzioni efficaci".
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