lunedì 11 maggio 2009

parlando di giovani...

Vorrei riprendere la storia di un libro che sto leggendo per rendervi un' immagine dell' inquietudine del futuro che appartiene alla nostra generazione. Il libro è "nel nome del figlio" ,gli autori sono un padre e un figlio nella realtà, l'uno è psicologo, l'altro scrittore; ci raccontano il mistero dell' adolescenza senza facili paternalismi, ma ammetendo i dubbi e le fragilità degli stessi genitori.
quello su cui ci si concentra quando si parla di giovani quasi sempre è il risultato, e il risultato è ciò che i titoli dei giornali definiscono, forse prendendosi beffa dei giovani, la "società dei bamboccioni" ,che saremmo noi a 30 anni ancora a casa dei genitori, magari all' ultimo esame di una laurea che tardiamo a prendere, senza un' indipendenza economica che pretendiamo essere la base della nostra indipendenza di vita... 
tralasciando il processo! e il processo è l' insieme di cambiamenti che non riguarda solo noi giovani, o perlomeno non riguarda indistintamente noi.
il capitolo intitolato "un' adolescenza che non finisce mai" inizia col racconto di una giornata, diciamo "una qualunque giornata" di Carlo Condemi, 26 anni, iscritto a Legge ma fuori corso da qualche anno...
"oggi per te sarà una giornata tosta.devi fare l'esame di diritto commerciale. è da due mesi che non lo studi, che fai finta di studiarlo. avrai fatto si e no metà del programma...ieri per punirti sei rimasto a casa tutto il giorno, seduto alla tua scrivania davanti al libro."
carlo saluta i genitori, che lo raccomandano, "stavolta li massacro!" gli dice per farli contenti sapendo che li bastonerà all' ora di pranzo... una volta all' università non si presenta nemmeno all' appello, si rifugia a casa della ragazza. 
"accendi la tele. c'è la replica del "maurizio costanzo show". cerchi di capire di che parlano ma non ce la fai, stai troppo male. ti è esplosa dentro un'ansia che non ti lascia respirare. è qualcosa che va oltre l'esame, oltre al fatto che stai dentro a un letto mentre tutta roma è in movimento, lavora e produce.è la sensazione che non ti scrollerai mai di dosso questa palude che ti si è allargata dentro. una palude di intenzioni, di aspettative tradite ogni giorno."
poi il focus del racconto si sposta da carlo al padre...il padre di carlo è un medico affermato,fa l' ortopedico, "ripara le ossa rotte", ma "da qualche tempo non è più lui. ha perso lo slancio con cui ha sempre affrontato la vita. si sveglia al mattino verso le 4 e rimane molte ore al buio con gli occhi aperti."
decide di rivolgersi a un vecchio amico psicanalista che, già al telefono, capisce che si tratta di una classica crisi di mezza età. ma non basta. dal colloquio emerge un' ansia di "riparare fratture" che si porta dietro dall' infanzia, da quando i suoi si separarono. 
l'infanzia e poi l'adolescenza: due tappe fondamentali che devono essere vissute come "ponte" verso la responsabilità che l'età adulta impone.
l'amico psicanalista con tono professionale gli spiega (e ci spiega): "tu appartieni alla categoria di persone che diventano adulte senza passare attraverso l'adolescenza".
quello che mi ha interessato di più nel racconto della seduta psicanalitica è stato "il non detto". il padre di carlo era andato troppo lontano coi ricordi "di figlio" dimenticandosi il suo ruolo attuale di padre, quello che più gli creava problemi: il suo rapporto col figlio, l'apprensione nei confronti del presente ma soprattutto del suo futuro. come gli sottolinea l'amico "sono sicuro che le tue preoccupazioni dipendano da tuo figlio. carlo è proprio il tuo contrario, tu sei diventato adulto subito, mentre lui non va né avanti né indietro, si è impantanato. un'adolescenza che non finisce mai!"
"non so se ti ricordi, quando ci stavamo noi all' università non ci sfiorava nemmeno il dubbio che non avremmo trovato lavoro. la società, che ti piacesse o no, ti garantiva l'ingresso nel mondo adulto, mentre adesso stanno lì, stazionano in famiglia senza aspettative"..."non voglio giustificare tutto, però credo sia necessario capire i ragazzi. hanno abbastanza motivi per non rischiare."
il padre di carlo, come alla ricerca di una sua strada: "siamo partiti dai miei risvegli mattutini e siamo arrivati a dei problemi cosmici, come è possibile risolvere i problemi dei giovani?"
ci viene in aiuto Winnicott con una frase che suona come sentenza: "in fondo quando parliamo di giovani dobbiamo prima di tutto osservarci noi adulti."

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