mercoledì 16 marzo 2011

momentaneamente...en service civique


Aujourd'hui j'ai demandé l'heure à un monsieur qui m'a repondu « ouais, ouais » et en disant « au revoir » il s'est enfui...

Pourquoi? Je sais pas!

Or, peut- être qu'il n'avait pas le temps, ou alors du temps il en avait et voulait juste rigoler.

Mais, peut- être, c'était moi qui manquais de temps et d'ironie.

Et alors, ça fait un petit moment que je les ai commencé à chercher, autour de chez-moi et ailleurs, à tel point que j'ai quitté la ville, et maintenant je suis au bout du bout du monde, mais pour trouver quoi?

Est-ce que je suis là pour demander le temps à quelqu'un qui ne veut pas forcément le donner? Et l'ironie dans certains choses qui n'en ont pas?

J'en sais rien! J'essaie rire, même de moi... plus simplement, pour instant, je suis là.

giovedì 28 maggio 2009

la droga:il tempo che passa...o il mondo che cambia?

dicevo allora...il target del nuovo mercato della droga non è più il tossicodippendente, ma il consumatore e, anche, lo spacciatore occasionale.
la droga cambia significato...
c'è la droga di quelli che stanno per strada, spesso con doppia diagnosi, sono i consumatori del metadone, quelli che vedo durante le mie ore di tirocinio, o quelli che riconosco intorno la stazione, quelli che vengono aiutati dal sert, ma che restano sempre lì.
c'è la droga di quelli che non vogliono prevenire il consumo perchè è un diritto di cittadinanza, ma semmai la tossicodipendenza si.
c'è la droga di quelli che stanno ore e ore davanti la tv o internet, quelli che sono preformattati.
c'è la droga di quelli che navigando sul web riescono ad evadere la legge acquistando nuove droghe, prodotti tossici che messi insieme fanno le nuove droghe.

martedì 26 maggio 2009

come prevenire un meccanismo di imprinting?

un pò di tempo fa ho seguito un convegno sulla prevenzione all'uso delle droghe in cui fece un intervento il dirigente di un sert che, negli anni di esperienza, ha studiato la questione del consumo di sostanze da un'arguta prospettiva...
parlando di prevenzione è inevitabile interrogarsi sul motivo per cui molti dei progetti di prevenzione falliscono.
a parer suo, ciò di cui non si è tenuto conto nel campo della prevenzione è l'evoluzione dei mercati e dei consumatori...ma non del mercato dei consumatori di droghe, quanto di tutti i mercati e dei consumatori intesi come cittadini.
riprendeva il concetto dell' imprinting: come fin dall'infanzia le generazioni hanno acquisito il ruolo di consumatori.
  • il buon cittadino è chi consuma
  • il buon cittadino è chi sceglie
...e i mass media sono generatori di consumo!
fu la televisione a rendere operativo il concetto di format, cioè un prodotto che riesce a mantenere incollati allo schermo persone/utenti che compreranno ciò che verrà proposto durante il programma, e fu sempre attraverso la televisione che, poco per volta, il buon cittadino incominciò ad essere il buon consumatore: chi fin da bambino compra i prodotti che vuole vendergli chi elabora le strategie di marketing...il consumatore moderno nella sua prospettiva non è più chi assiste ad un format, ma chi vi partecipa.
le droghe diventano prodotti come altri!in questo marketing di offerta si colloca il disagio, trasversale a tutte le età, placabile...comprando.
si verifica quello che è lo schema pavloviano:
  • DISAGIO-STIMOLO-CONSUMO.
è un meccanismo automatico e acquisito, come l'imprinting

lunedì 25 maggio 2009

lo spettro di Basaglia ritorna nelle mie riflessioni.

il ser.t in cui sto ho fatto il tirocinio è un ser.t. particolare, perchè è particolare la situazione di consumo in questa città.
conta un numero variabile di utenti variabili che sembrano crescere ogni giorno in modo algebrico!

al mio primo colloquio col dirigente degli infermieri, che mi spiegò da dove nasce il servizio, rimasi colpita dalla storia...dei numeri!

è stato il primo ser.t. in italia a nascere nel 1975 , quasi di soqquatto all' interno dell' ospedale psichiatrico, dove inizialmente i tossicodipendenti venivano ricoverati per disintossicarsi.

con la promulgazione della legge 685/75 il servizio trovò una collocazione giuridica, e una finalità precisa: sulla base di una riconsiderazione del tossicodipendente, quale persona da curare, riabilitare e reinserire nel mondo del lavoro e nella vita di relazione.

ma da allora...da quando cercò di dare una risposta immediata al problema della tossicodipendenza da eroina, il ser.t. si è consolidato soltanto come "un'istituzione terapeutica che cura ma non guarisce".

se definiamo la tossicodipendenza una malattia che colpisce la persona nella sua globalità...biopsicosociale...come è possibile che le terapie si orientano ancora alla "parzialità": la cura dell'organo malato.
...e in questo caso, l'organo malato qual è? è forse il cervello, o il cuore?...e se fosse la società ed essere malata?

venerdì 22 maggio 2009

una motivazione al mio tirocinio

“Guardando immagini raffiguranti eroina, siringhe, persone che assumono droga, il gruppo di tossicodipendenti percepiva tali figure come piacevoli e gratificanti. Tali stimoli accendevano l’attività cerebrale, mentre di fronte a stimoli positivi e gradevoli (pietanze appetitose, cuccioli di cani, persone impegnate in attività divertenti), l’attività cerebrale dei tossicodipendenti era decisamente ridotta” .
è uno studio condotto in australia e pubblicato sul sito dronet.org.
I risultati dello studio dimostrerebbero che i consumatori di droga avrebbero una ridotta capacità di apprezzare i piaceri della vita quotidiana, e che l’attività cerebrale di queste persone sarebbe stimolata dalla prospettiva di continuare l’uso di droghe.
oltre alla possibilità di ricercare il godimento di piaceri "stupefacenti", le sostanze hanno un effetto antagonista al dolore, dolori fisici come dolori mentali...
è stato anche questo uno dei motivi che mi ha spinto a confrontarmi con chi si rivolge ad un servizio per le tossicodipendenze.
sono persone invischiate nella dipendenza, qualcuno da decenni, con nessuna motivazione alla cura, perlopiù con un alto degrado sociale e personale, che chiedono inizialmente soltanto di essere aiutati per soddisfare bisogni primari, fisiologici...
per esempio? c'è chi ha le arcate dentarie talmente mal ridotte, consumate dalle sostanze, e dolori persistenti che nemmeno le sostanze riescono ad anestetizzare, che non può far altro che rivolgersi a un medico per farsi curare, non per disintossicarsi, ma per farsi curare semplicemente i denti.
non è facile che un tossicodipendente si rivolga a un medico generale o a un dentista o in ospedale.
cosciente della sua tossicodipendenza, è al sert che si rivolgerà, perchè qui può ricevere cure e attenzioni senza rischiare nessun tipo di discriminazione.
così il bisogno fisiologico è presto commutato alla necessità una terapia che curi il problema principale. la tossicodipendenza.
il mio interesse come tirocinante educatrice è la pratica educativa il cui senso può essere confuso davanti alla pratica terapeutica che domina in questo contesto.
pratica che non può che essere orientata all'instaurazione di una relazione autentica, dapprima accogliente, che va oltre però i semplici bisogni fisici espressi.

giovedì 21 maggio 2009

il mio presente

e se i nostri tempi canonici sono 3 (passato, presente, futuro) manca il presente in questo racconto.

il presente sono le 250 hore di tirocinio che sto per concludere. 
ho scelto il ser.t per testare la mia formazione. 
parto da questo perchè è veramente l' impegno più importante in quest' ultimo anno di università: tutte queste ore , le mattinate al ser.t, i pomeriggi a leggere materiali raccolti, saranno ore rubate allo studio , ma che mi torneranno nella vita!
il tirocinio non è soltanto un dispendio di tempo, di energie fisiche, perchè ogni mattina la sveglia è alle 7, ma di enegie mentali: ho un continuo turbinio in mente,di ragionamenti personali sulle pratiche che vedo, rimandi alla teoria, ricerche di altre teorie, idee che mi sembrano genialate, ma che difficilmente si concretizzano, pensieri che non trovano spazio in progetti!
è un dispendio anche emotivo: un senso generalizzato di inadeguatezza pare sovrastare il senso più importante dell'apprendimento nella pratica.
sono troppe le cose che non riesco a capire perchè non sono dentro la burocrazia del servizio, e molte cose non voglio capirle perchè le reputo inadatte a un servizio che dovrebbe essere attento ai bisogni delle persone a cui si offre...inadeguatezza anche nel sopportare la situazione che ho sotto gli occhi, quella di un vasto fenomeno, e  poi sopportare le storie delle persone che incontro... ma queste storie non sono un peso, contrariamente a quello che il verbo che uso potrebbe suggerire, sono "linfa" per certi versi, mi nutro di queste... quando sono le 11 e mi sembra che non stia facendo granchè, sentendone una ritrovo il senso del mio esserci!

martedì 12 maggio 2009

un invito alla comunità



"Intanto se i figli se ne andassero via di casa presto, come fanno in Inghilterra, le cose andrebbero meglio"...questa è un'espressione che comunemente usano gli adulti, ma che mi sembra così inattualizzabile in Italia...finchè le famiglie asseconderanno le nostre remore, finchè noi figli chiederemo autorizzazioni invece di mirare a conquiste autonome, rimboccandoci le maniche e cercando di farcela con le nostre risorse, rischiando in positivo, finchè prenderemo l' università come "balia" o alibi, finchè ci saranno corsi accellerati per esaudire sogni nemmeno nostri, come essere candidati alle europpe in 5 giorni, finchè non venga da noi una voglia di rinnovamento...le politiche giovanili non ci verranno poi tanto in aiuto!
invece cercando qualche spiraglio si trova!
un progetto geniale per promuovere l'autonomia dei giovani: cohousing!!! un nuovo modo di abitare con spazi e servizi condivisi tra persone amiche che avete scelto e con cui avete progettato la vostra comunità residenziale. 
qualche amministrazione locale sta investendo su questo progetto che favorisce l'autonomia abitativa dei giovani tra i 20 e i 30 anni che fanno fatica ad abbandonare il guscio familiare.
sono alternative concrete e attualizzabili, perchè ci sono dei fondi a cui attingere e perchè ci sono progetti medesimi in altri paesi che ci raccontano i vantaggi ottenuti.
Il concetto è nato negli anni settanta in Danimarca con le prime COHOUSES : oggi si trovano oltre 600 comunità di COHOUSES in Danimarca, 100 negli Stati Uniti e dozzine nel resto dell’Europa, Regno Unito, Olanda, Svezia e Germania inclusi. In Danimarca si avvia perfino la costruzione di interi quartieri della città seguendo il modello COHOUSING – un vero revival del borgo tradizionale.
Il COHOSUING è un stile di abitazione collaborativo che cerca di superare l’emarginazione contemporanea dell’individuo nel quartiere, in cui nessun conosce bene il suo vicino e dove non si trova nessun senso di comunità. Nella società di oggi, molti si trovano lontani dalle proprie famiglie e dagli amici storici, con una conseguente crisi per la mancanza di assistenza affettiva, a se stessi e ai figli;per l’ isolamento sociale; e per una grossa mancanza di tempo.
Le comunità di cohousing combinano l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi (micronidi, laboratori per il fai da te, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini...) con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale.
Mi sembra un' alternativa da prendere perlomeno in considerazione!
Esperienze simili hanno l'obiettivo di promuovere l' autonomia individuale nel breve tempo, ma soprattutto di sviluppare il senso di comunità a lungo termine... per godere di una rete di protezione che consenta di evitare traumi,se anche limita un pieno sviluppo personale (come nel caso di una famiglia allargata, con i suoi pregi e difetti). Nel rapporto con la società il singolo è più esposto al mondo, ma allo stesso tempo è più libero di sviluppare le sue potenzialità. Se nella società si fa riferimento principalmente ai fini dell'individuo, nella comunità prevalgono gli obiettivi condivisi e la solidarietà.
Del resto siamo così bravi a creare, partecipare a comunità virtuali tramite internet!!

nell' agenda delle mie "memorie distratte" ho ritrovato un appunto sul rapporto giovani-società che fa riflettere; è di un prof. della scuola sistemica di Roma, dice: 
"La società organizza delle strutture dove la tensione e la confusione, proprie della crisi, possono essere elaborate: gli spartani davano i figli allo stato, gli israeliani hanno creato i kibbutz, nelle culture tribali ci sono i riti di passaggio. La nostra cultura non offre soluzioni efficaci".